Roberta Migliaccio
7 euro per un dito rotto
Camminavo lungo la strada principale del paese, quando, d'improvviso, è spuntata un auto a velocità sostenuta. Ho cercato di scostarmi ma, quel tale che guidava, non ha visto la mia borsa della spesa, e mi ha toccato dentro facendomi cascare. Non mi sono fatto molto. Una sbucciatura sul ginocchio e un dito mezzo rotto. Non ho fatto in tempo a segnare il numero di targa. E' fuggito senza rallentare e senza mettere neppure un braccio fuori, per prestare un minimo soccorso. Mi sono rialzato un po' imbruttito: uova rotte e bottiglie fuori dal sacchetto. Dopo poco è arrivato un signore ben vestito e dall'accento inglese, che mi ha offerto un punch al bar di fronte l'accaduto. 7 euro a testa per sentirsi dire: 'Si faccia vedere da un dottore giù per l'ospedale'. Gentilmente ho ringraziato e sono uscito con tutta la spesa arruffata nei sacchetti del supermercato dietro casa. Mi sono guardato un poco in giro: nessuno stava già arrivando, e, cercando di non scivolare ancora, sono andato verso il mio portone. La porta era un po' socchiusa. Fuori, si sentiva l'eco di risate dei vicini giù al primo piano. E' la sera del 4 di maggio. Non c'è festa. Un unico miraggio. Mi è sembrato intuire che un uomo stava per partire. Via lontano da sto posto dovrei andarci pure io: non c'è più quel bel silenzio che ti porta ad ascoltare solo il canto degli uccelli in riva al mare. Nell'attesa del ritorno di quel lontano parente, che è passato a salutare prima di tornare dalle sue parti, sono entrato nell'androne. Son salito per le scale un po' di corsa. Nelle tasche ho cercato le chiavi della porta e sono entrato nella mia cucina. Ho trovato te che hai detto: 'E' troppo che ti aspetto. Ora lo zio viene via con me. Mangiamo al ristorante e lo accompagno alla stazione'.Sei uscita, e sono rimasto solo come un deficiente con il dito gonfio e il fiatone che non passa. La fortuna non ha certo fatto molta compagnia. E' rimasto solo Giambattista a venirmi a trovare la domenica mattina. Mi porta su il giornale e le uova fresche del cognato di Castellammare. Le cucino sempre con un po' di burro e una fetta del tuo pane. Ora son seduto sul divano che aspetto invano il tuo ritorno dalla piazza principale. Son le 10 di mattina. Vado in bagno, prendo il mio costume, e dirigo sulla spiaggia dove trovo poca gente ad aspettare l'aliscafo. Mi distendo sull'asciugamano a fiori. Penso che tu abbia un sacco di pretese. Vuoi comprare sempre quello che ti piace. Io di soldi non ne ho tanti. Bastano a farti i complimenti?
A
quest'ora può essere solo lui che, con la zampa, riesce ad aprirle
leggermente, e lasciandole poi andare, si sente il botto; nel
silenzio che ancora non è interrotto dal frequente passare di auto,
dirette dopo il ponte.
Benché
la nuova tecnologia ha previsto anche la possibilità, pagando
qual'cosa in più, di apporre una sorta di freno nelle cerniere che
tengono chiuse o aperte le ante, appunto, al mobiletto, il botto si
sente uguale. Non so se devo prendermela col falegname, o coll'amico
di mio padre, arredatore di gran classe, forse un tempo; che mi ha
tirato un bel bidone.
Non
sono all'altezza della situazione.
E'
vero, non abbiamo proprio lo stesso DNA uguale, ma sono sempre sua
figlia un po' speciale. Mi rimane da pensare ad un'unica scusante:
non abbiamo condiviso le esperienza del servizio militare, che vi ha
visti insieme quando a mio padre è arrivata la cartolina di
richiamo. Se non si fosse presentato l'avrebbero arrestato.
Chi
ti trova poi in caserma. Il Peppino: reduce di guerra. Certo il mondo
è strano. Si rincontra tanta gente che non si vedrebbe mai; se non
ci fossero i guai.
Mia
madre era in cinta della sottoscritta, mio padre a militare. Non
rimaneva che l'amico arredatore dove andare a bussare per il pane; e tra tutta quella gente... le è già preso un'accidente.
Ieri
sera, ironia della sorte, stavo ad un tavolo di un happy hour
di periferia. Non era tanto l'happy hour il
problema, quando,, con molta gentilezza, e bontà
sua,,,, una signora con l'occhio spento e un poco
lucido, si rivolge a me, apostrofando un
tale che non se ne andava. Il problema, forse, è che la tipa,
aveva un po' di fame.
'seguimi lettore...'
...
la scena è questa. Statemi a sentire:
Uscivo con indosso i miei occhiali da sole sulla fronte, che tenevo corrucciata per non farli scivolare sugli occhi. In mano un sacchetto di patatine al peperoncino. Ottime. Nell'altra, una lattina di sweeps dry. Mi avvicino al tavolo al quale ci onorava la presenza del Conte. Suddito di Sua Maestà, il Re d'Italia. <Non si sa quale. Ciappa istess!>.Mi siedo. Faccio solo in tempo a mangiare qualche patatina quando, di fronte a me, la signora mi intima di condividere le mie deliziose patatine che stavo mangiando con tale gusto da non essere presente, col pensiero, a quello che lì, stava succedendo.
- così commentava il famoso filosofo partenopeo: 'non capisco, ma le patatine sono mie, le ho pagate io, e io me le mangio tutte! -
Che
vi devo dire...
Attraversavo il viale alberato che costeggia la riva sinistra del torrente che da est porta a ovest. Preso da pensieri, non mi accorsi di un vecchio. Barba ancora folta e vestiti sgualciti, continuava a seguire il mio cammino con lo sguardo innocente di un animale ferito: un cucciolo malnutrito e privo di affetto sembrava essere l'essenza di quell'uomo accovacciato sopra il grande masso che dominava il panorama. Arrivato nei pressi della cascata, il rumore dell'acqua distolse la mia mente dal suo lungo peregrinare. Anni ormai passati in solitudine avevano segnato un'esistenza ferita, un animo rinchiuso nel dolore di un lutto che non voleva essere messo da parte, era la costante che non riusciva ad abbandonarmi. Il giorno del funerale io non c'ero. Solo il feretro di mio padre, accompagnato dai becchini, percorreva l'ultimo suo viaggio, gli ultimi suoi passi su questa terra; gli ultimi momenti in questa vita che non gli apparteneva più. Non so neppure con quale numero sia riconoscibile la sua sepoltura. La zia Agnese smise di parlarmi e non si fece più sentire; tranne che nelle ore della breve ed ultima sofferenza di quell'uomo, suo fratello maggiore, per cui non si da pace. Avrebbe voluto una bella cerimonia in grande stile, un ultimo saluto plateale per amici ed i parenti. Non dissi niente. Andai a salutarlo prima che dalla camera mortuaria se ne andasse e non ritornasse più. A che serve una presenza ad una funzione? A che serve questa falsa commozione?L'uomo accovacciato sopra il masso si era mosso. Ora era al mio fianco. Prese dalla tasca del tabacco e delle cartine; e mi offriva da fumare. 'Non ti crucciare', disse con voce calda e rassicurante. 'Non fartene una colpa. Era ciò che, solo, dovevi fare'.
Questa notte che è passata,col sapor di mandarino,se non sono un poveretto...son saltato giù dal letto.
A quel punto non ci credo,che le tue son verità,della futura Università.
La custode disperata,ha preparato l'insalata,e nel piatto non si vede,che un sedano svedese.
Io non sono marocchino,e se son del sud del mondo,ora faccio un girotondo.
Tutti quanti ben vestiti,andiamo incontro a lor signori,che non sono più i padroni,della culla della civiltà.
Son rimasti a bocca aperta,nel scoprir che anche a quest'ora,c'è già gente che lavora.
E saranno sicuramente,proletari tra la gente.
Ho
un'intelligenza acuminata
mangio pane, burro e marmellata
la mattina per la colazione
prendo il sole sul pancione
poi mi lavo con il bagno doccia
che mi è più dolce di una steppa
di una gran periferia
tutta chiesa e movimento
è soltanto un tuo tormento
Balla tu che ballo anch'io,sul comò di tuo fratello,che poi casca anche il cestello,in questa periferia,tutta d'oro...mamma mia!
Eravamo ad un punto morto con l'indagine sul tale rinomato truffatore dello Stato. La questura prevedeva di incastrarlo per una fattura falsa. Non credevo ci fosse più una speranza.Si diceva fosse fuggito col malloppo presso un tipo vagabondo, senza alcuna residenza o domicilio nei paraggi del distretto.
Solo un giovane svampito aveva fatto una soffiata, la sera della pesca fortunata. Lo aveva preso con le mani in bocca a cercare una sigaretta. A un tizio un po' canuto era giunta la notizia del bonifico farlocco.
Ecco che arriva tosto un bel signore, gendarme nobile e allibratore. Caso vuole che la polizia era lì...
che fantasia!
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