mercoledì 4 maggio 2016

Il Giocoliere






Gli anni che seguirono non furono poi sì tanto male. Ero diventato l'allievo preferito del gruppetto dei cinque giocolieri. Con loro passavo le giornate a cercare di tenere le clavette nelle mani, i cerchi e le palline; per tentare di imparare anch'io l'arte, assai sublime, del riuscire a fare rimanere il pubblico con il fiato sospeso. Non pensavo mai al mio passato, sino al giorno che mi dissero che mio padre stava male, e non ne avrebbe avute ancora molte di serata da passare. La notizia mi lasciò decisamente indifferente, se non fosse stato che mi preoccupai per Katia, sola con mia madre. Decisi di provare a contattarla presso una parente non lontana.Al Kalimba ci si stava preparando per l'ennesimo spettacolo serale, dove era previsto che dovessi fare la mia parte ma, d'un tratto, arrivò Sonia, una delle figlie del Patron del baraccone. Mi portava una missiva. Era Katia che diceva di volermi rivedere, ma in un luogo  meno disperato della casa di famiglia. Sulla lettera era scritto l'indirizzo della scuola dove lei, ora, insegnava. La potevo trovare all'ora di pranzo, quando avremmo potuto parlare senza che nessuno potesse disturbare. Aveva deciso di espatriare, lasciare tutto e ricominciare un'altra vita. La guerra era finita, e aveva conosciuto un bel ragazzo olandese, con cui diceva volersi sposare.Arrivai all'appuntamento con il fiato in gola, per l'emozione di rivedere l'unica persona che mi aveva dato la forza e la gioia per vivere sino all'ora. La incontrai che mi veniva incontro sulle scale. Mi abbracciò forte e mi disse: 'Non ti preoccupare. A un bambino si può anche fare del male. Ma non pretendere che possa dimenticare'.




























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