domenica 15 maggio 2016

Notti da dimenticare






Gli ultimi due  giorni li  ho passati a riposare. Ho sonno arretrato di anni  passati a fare notte in questo pronto soccorso dell'ospedale della zona. Se ne vedono di ogni, quando comincia a calare il sole e la notte si affaccia all'orizzonte. Poco fa, l'ennesima chiamata per un tizio che vedeva rosso dappertutto. Si  è presentato con la bottiglia in mano e una puzza di alcool che non riuscivo a respirare. Diceva che la zia era ritornata a fargli visita inaspettata. Era morta più di un anno prima ma, appena trovata l'occasione, nessuno la dava ancora in vita, ché lei fece la sua apparizione per la cena coi parenti. Era sparita  in un giorno di primavera, e solo dopo arrivò un messo comunale a suonare al campanello della casa di famiglia. Arturo era lì per caso. Era passato a salutare la nipote che negli ultimi tre anni era stata delegata ad assistere l'anziana. Il signore del comune, con aria mesta per  la circostanza, diede in mano al cugino della defunta, un referto di una casa di riposo. Arresto cardiocircolatorio. Il silenzio era calato, nella sala da pranzo dove si stava pranzando. Nessuno osava dire una parola. Nessuno continuava a masticare. Uscendo, il messo si scusò per  l'orario.   Raccolto il fascicolo della Zia Graziana,  e    assicuratosi che qualcuno   provvedesse ai funerali, salutò  di  fretta e si diresse   verso  il  corridoio  dell'appartamento.   Arturo lo seguì per richiudere la porta.  D'un tratto, pensò che fosse meglio andare via da tutto questo. Salutò quel messaggero ed  aspettò che scese tutti gli scalini. Aspettò ancora  qualche minuto,  poi,  lasciando   l'ingresso  un poco   aperto,  si  diresse  diritto giù  in  cantina.  Prese una   bottiglia   di   vino    d'annata   e se   ne  andò    via. Adesso,  in   questo   studio   del   pronto    soccorso,    sta raccontando  una visione.  Si  vedeva   in  cima  ad un monte  vicino  al   picco   con  la croce.   Una voce  lo   chiamava   a    farsi   prete.   Senza moglie  e senza    figli,    avrebbe   dovuto    fare  solo   quel   tipo   di  carriera, nella   vita.   Era   sempre   stato il più   scapestrato  tra  i   figli   del  fratello   di  Graziana,   e  ricorda  di  una sera   che la   zia     lo  rinchiuse  in  un convento   appartenente  a   una congrega   diocesana   a  cui  lei   era  devota.  Quello    che  cercava  era   togliersi    di  torno   un  bel   signore,   dall'aspetto  poco    pulito   ed   elegante.  L'amante  della credente  che    faceva   il   portalettere   per i    fedeli     che   dovevano  parlare   al   Monsignore    di    Casale.   Diceva  che lo   avevo  proprio di  fronte.   Se potevo    cacciarlo  fuori   e   rimandarlo a  casa   sua.   Era intenzionato  a chiamare   la  polizia.




























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