venerdì 4 marzo 2016

Quando la vita è una catastrofe









Roberta Migliaccio


Single On Tour
(Quando la vita è una catastrofe)






Nel bel mezzo di quel maggio


Cercavo nel cassetto il cavatappi con il manico dorato.
Non era bello.
Che peccato.

Sono sceso giù in cantina per portare la borsa dei ferri, utilizzata per incorniciare qualche telo assai da poco e di poco conto.
Sei arrabbiata da questa mattina perché in casa c'è già stato troppo movimento.

Son sdraiato sul divano per cercare un po' di pace dentro a un giorno un po' confuso e di malaugurata sorte.
Sono andate tutte storte.

Sei poi scesa a far la doccia dal vicino più carino.
Ti ho aspettata per tre ore, quando tutto d'improvviso mi si è arrossato il viso.
E' arrivata tua sorella Giuseppina.
Vuoi saper che ramanzina?

Le ho dovuto dire che non c'eri e dove te ne sei andata, senza mai finir la cioccolata.
Son due volte che sei da Pasquale a far baldoria.
Non si può avere tutta la ragione, questa volta; sto imbiancando per un'altra volta.

Posso anche essere d'accordo che la prima andava un poco bene, ma dei pezzi son venuti male.
Ho ripreso in mano il mio pennello; e, uscendo con uno spinello, mi hai tirato del coglione un po' sbadato, che puzza di fango e di salato.

Questa casa l'hai decisa tu.
La volevi in mezzo a quel bosco dove passa pure il grande fiume, che va verso la periferia della contea.

Sai che bella cosa ritrovarmi con la donna che ti scrive di raggiungerla nel Texas, che si è trasferita senza la tua servitù …
'mi basti anche tu'.





Un pomeriggio da dimenticare


Sono qui da solo; son seduto sul divano sempre con le mani in mano.
Io, secondo te, non faccio proprio niente; dal bidè alla doccia bollente.
Ti sei messa nella testa che non manca proprio niente a questo uomo strafottente.
Bella immagine, è sicuro.
Sono già contro quel muro.

Mi ricordo le mie mani sui tuoi fianchi.
Con me erano sempre troppo stanchi.
Per non dir poi dei tuoi occhi:
un pesce lesso li ha meno storti.
No non parlo di distanza ponderale; tu mi guardi sempre male.

La tua voce un po' severa riempie il vuoto, questa sera.





Pensieri in Bianco Nero


Sei uscita senza scarpe e assai di fretta,
eri senza una soletta.

Il calzolaio un po' birbante,
ti diceva che son brigante.

In quel luogo sconosciuto,
ero solo prevenuto.

Di quel male a volte soffro,
sono sempre un po' sconvolto.

Il pensiero corre sempre,
per la testa della gente.






Per qualche spicciolo in più


Devo essere stato
dal meccanico sbagliato.
L'altra sera,
sotto la bufera,
ho bucato questa gomma
che mi costa una fortuna.

Sei salita su quel treno,
per arrivare in tempo a casa tua.
Con me facevi tardi,
e allora buona fortuna.
Quel signore in officina,
ha lavorato tutta la mattina.

Sono ora sulla strada
che mi porta nel paese:
faccio i conti con le spese.
Cena fuori, dessert e colazione;
ho solo un gran magone.
'Prendi un po' con ironia,
questa storia, e scappa via'.

Delusioni di tal tipo,
non è proprio garantito.
Si potesse almeno fare
un sol passo militare.
L'età tarda e la fortuna,
non son cose da contare.

Tu ragazza ormai cresciuta,
non capisci la battuta.
Io di me non penso proprio,
di valere così poco.
Ed infine a te lo dico:
si festeggia un nuovo tipo.

La vicina a me di fronte,
mi ha portato noccioline.
Biscottini e caramelle,
e poi anche le bretelle.
Lei davvero non è male;
mette in piazza tutto il sale.




Non mi resta che il mio cane



Sono a letto senza sonno, ma in soggiorno ci sta il cane che si è preso tutto il pane che è avanzato dalla cena con mia madre.
Non avrei di certo avuto tutta questa voglia di ascoltare la noiosa paternale, che oramai si va facendo un po' scontata; assai tradizionale.
'Sei più giovane di prima se ti cerchi una compagna un po' graziosa, ma non bella e birichina di trent'anni prima.
Sei rimasto un poco ingenuo se ti aspetti che una donna, anche giovane e con la gonna, sia disposta a frequentare un astrofisico; nucleare'.
Oramai sono un fallito a quegli occhi di sta gente che non me ne frega niente, se lei c'è o se ne è andata; guarda un poco che serata!




Pari e patta


Ho deciso di affrontare un lungo viaggio per sanare la questione che riguarda me, e quel coglione del tuo amico che mi ha sostituito.
Son sicuro che sparendo dalla vista non ci sia gran ché da fare, senza andare in ospedale di sicuro, per un pugno a muso duro.
Quel signore, un notevole cafone, ti ha impettito sopra il mio divano, che si lamentava invano del fin troppo movimento; e ancor poco stravagante non tirar giù le mutande.
Si, è vero, sto tornando dall'ufficio con un altro bel partito, e a casa sto venendo. Tu sei fuori; son contento.

In quel mentre, colto dall'eccitazione, lei mi slaccia il pantalone.
Chiudo gli occhi e apro la porta, piano, piano; mi avvicino sul divano.
Sei saltata proprio in piedi, nel vedere tuo marito, con la figlia del curato; gran bel pezzo d'antiquariato.
Vale molto; sai è sicuro
...
Il mio invece ha il naso scuro.

































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