Roberta
Migliaccio
Single
On Tour
(Quando la
vita è una catastrofe)
Nel
bel mezzo di quel maggio
Cercavo nel cassetto il
cavatappi con il manico dorato.
Non era bello.
Che peccato.
Sono sceso giù in
cantina per portare la borsa dei ferri, utilizzata per incorniciare
qualche telo assai da poco e di poco conto.
Sei arrabbiata da
questa mattina perché in casa c'è già stato troppo movimento.
Son sdraiato sul divano
per cercare un po' di pace dentro a un giorno un po' confuso e di
malaugurata sorte.
Sono andate tutte
storte.
Sei poi scesa a far la
doccia dal vicino più carino.
Ti ho aspettata per tre
ore, quando tutto d'improvviso mi si è arrossato il viso.
E' arrivata tua sorella
Giuseppina.
Vuoi saper che
ramanzina?
Le ho dovuto dire che
non c'eri e dove te ne sei andata, senza mai finir la cioccolata.
Son due volte che sei
da Pasquale a far baldoria.
Non si può avere tutta
la ragione, questa volta; sto imbiancando per un'altra volta.
Posso anche essere
d'accordo che la prima andava un poco bene, ma dei pezzi son venuti
male.
Ho ripreso in mano il
mio pennello; e, uscendo con uno spinello, mi hai tirato del coglione
un po' sbadato, che puzza di fango e di salato.
Questa casa l'hai
decisa tu.
La volevi in mezzo a
quel bosco dove passa pure il grande fiume, che va verso la periferia
della contea.
Sai che bella cosa
ritrovarmi con la donna che ti scrive di raggiungerla nel Texas, che
si è trasferita senza la tua servitù …
'mi basti anche tu'.
Un
pomeriggio da dimenticare
Sono
qui da solo; son seduto sul divano sempre con le mani in mano.
Io,
secondo te, non faccio proprio niente; dal bidè alla doccia
bollente.
Ti
sei messa nella testa che non manca proprio niente a questo uomo
strafottente.
Bella
immagine, è sicuro.
Sono
già contro quel muro.
Mi
ricordo le mie mani sui tuoi fianchi.
Con
me erano sempre troppo stanchi.
Per
non dir poi dei tuoi occhi:
un
pesce lesso li ha meno storti.
No
non parlo di distanza ponderale; tu mi guardi sempre male.
La
tua voce un po' severa riempie il vuoto, questa sera.
Pensieri
in Bianco Nero
Sei
uscita senza scarpe e assai di fretta,
eri
senza una soletta.
Il
calzolaio un po' birbante,
ti
diceva che son brigante.
In
quel luogo sconosciuto,
ero
solo prevenuto.
Di
quel male a volte soffro,
sono
sempre un po' sconvolto.
Il
pensiero corre sempre,
per
la testa della gente.
Per
qualche spicciolo in più
Devo essere stato
dal meccanico
sbagliato.
L'altra sera,
sotto la bufera,
ho bucato questa gomma
che mi costa una
fortuna.
Sei salita su quel
treno,
per arrivare in tempo a
casa tua.
Con me facevi tardi,
e allora buona fortuna.
Quel signore in
officina,
ha lavorato tutta la
mattina.
Sono ora sulla strada
che mi porta nel paese:
faccio i conti con le
spese.
Cena fuori, dessert e
colazione;
ho solo un gran magone.
'Prendi un po' con
ironia,
questa storia, e scappa
via'.
Delusioni di tal tipo,
non è proprio
garantito.
Si potesse almeno fare
un sol passo militare.
L'età tarda e la
fortuna,
non son cose da
contare.
Tu ragazza ormai
cresciuta,
non capisci la battuta.
Io di me non penso
proprio,
di valere così poco.
Ed infine a te lo dico:
si festeggia un nuovo
tipo.
La vicina a me di
fronte,
mi ha portato
noccioline.
Biscottini e caramelle,
e poi anche le
bretelle.
Lei davvero non è
male;
mette in piazza tutto
il sale.
Non
mi resta che il mio cane
Sono a letto senza
sonno, ma in soggiorno ci sta il cane che si è preso tutto il pane
che è avanzato dalla cena con mia madre.
Non avrei di certo
avuto tutta questa voglia di ascoltare la noiosa paternale, che
oramai si va facendo un po' scontata; assai tradizionale.
'Sei più giovane di
prima se ti cerchi una compagna un po' graziosa, ma non bella e
birichina di trent'anni prima.
Sei rimasto un poco
ingenuo se ti aspetti che una donna, anche giovane e con la gonna,
sia disposta a frequentare un astrofisico; nucleare'.
Oramai sono un fallito
a quegli occhi di sta gente che non me ne frega niente, se lei c'è o
se ne è andata; guarda un poco che serata!
Pari
e patta
Ho deciso di affrontare
un lungo viaggio per sanare la questione che riguarda me, e quel
coglione del tuo amico che mi ha sostituito.
Son sicuro che sparendo
dalla vista non ci sia gran ché da fare, senza andare in ospedale di
sicuro, per un pugno a muso duro.
Quel signore, un
notevole cafone, ti ha impettito sopra il mio divano, che si
lamentava invano del fin troppo movimento; e ancor poco stravagante
non tirar giù le mutande.
Si, è vero, sto
tornando dall'ufficio con un altro bel partito, e a casa sto venendo.
Tu sei fuori; son contento.
In quel mentre, colto
dall'eccitazione, lei mi slaccia il pantalone.
Chiudo gli occhi e apro
la porta, piano, piano; mi avvicino sul divano.
Sei saltata proprio in
piedi, nel vedere tuo marito, con la figlia del curato; gran bel
pezzo d'antiquariato.
Vale molto; sai è
sicuro
...
Il mio invece ha il
naso scuro.
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